La grande menzogna sul fabbisogno di calcio.


Uploaded by stellina703 on 29.08.2012

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La grande menzogna sul fabbisogno di calcio.
IL FABBISOGNO DI CALCIO PER L’ESSERE UMANO..PROVATE A INDOVINARE ?
È stato inventato dall’industria casearia (che nel 1994 lo portò a 1000 milligrammi
al giorno, nel 1997 a 1200, nel 2001 a 1500!).
Il fabbisogno reale è molto più basso di quanto si dicesse.
Già nel 2007 in tutta Europa è stato riportato a 700 milligrammi al giorno per gli adulti
e 400 per gli adolescenti.Ma già nel 1962 le raccomandazioni per il calcio del FAO/WHO
Expert Group erano per gli adolescenti di 350 milligrammi e le donne in gravidanza di
500 milligrammi al giorno. In Cina o in Zambia e in altri paesi in cui la incidenza di fratture
ossee era nulla o quasi, le persone avevano un introito di calcio che andava da 250 fino
a 400 milligrammi al giorno (Hunt 2007).
Le ossa contengono calcio. Che cosa dobbiamo fare per curare le ossa fràgili e malate?
Ingerire più calcio?
Ma il calcio contenuto nel latte di vacca precipita sulle ossa in modo tale da renderne
la struttura rigida e particolarmente fragile.
Studi lo confermano: il calcio del latte, poiché è relativamente inassorbibile ed
in eccesso, va a creare il problema delle calcificazioni inappropriate sui tessuti molli,
legamenti, cuore, etc., perché è lì che quel calcio sedimenta, precipita.
Sono proprio le nazioni che consumano le maggiori quantità di prodotti caseari, gli Stati Uniti,
Israele, l’Olanda, la Finlandia, che hanno le incidenze maggiori di fratture ossee.
Se il consumo di prodotti caseari veramente aiutava le nostre ossa, ce ne saremmo accorti,
almeno negli Stati Uniti, dove il consumo pro-capite di formaggi è passato da cinque
chili nel 1970 a undici nel 1990, sedici nel 2006 e oltre diciannove chili nel 2010.
E invece l’incidenza di fratture ossee è aumentata in maniera esponenziale negli ultimi
quarant’anni.
CONSIDERATE QUESTO.
100 grammi di latte materno, destinati alla rapida mineralizzazione dei tessuti del neonato,
contengono 33 milligrammi di calcio, mentre la stessa quantità di latte vaccino ne contiene
118 milligrammi, quindi quasi quattro volte tanto.
Se accettiamo l’idea che la natura fa tutto per dei buoni motivi, dobbiamo pensare che
il latte di mucca dispone di troppo calcio per gli esseri umani.Quali sono gli effetti
negativi di un eccesso di calcio?
Ebbene sappiamo che le difficoltà causate dall’uso di carbonato di calcio (usato per
svariati anni come antiacido) consistevano in affaticamento, cefalea, nausea senza vomito,
scintigrafie ossee anormali, anormali livelli di ormone paratiroideo e insufficienza renale.
L’integrazione di calcio oltre i 2.500 milligrammi al giorno ha importanti effetti negativi sull’equilibrio
dei minerali nel corpo (Kato 2004). Uno studio pubblicato sull’American Journal of Medicine
descriveva un uomo che aveva accettato di prendere come trattamento per i dolori allo
stomaco un antiàcido a base di carbonato di calcio. Nonostante lo avesse preso tutti
i giorni per oltre quattro anni, sul paziente furono riscontrati successivamente numerosi
episodi di fratture.La cosa strana era che il grado di mineralizzazione ossea era davvero
soddisfacente.
Una Tac però aveva rivelato calcificazioni ai reni . Aumentando negli anni l’utilizzo
di carbonato di calcio contro l’acidità di stomaco, i ricoveri ospedalieri per l’ipercalcemia
sono passati da un tasso inferiore al 2% nel 1990 a quello del 1993 che era del 12%. Secondo
Beall e Scoheld , la condizione di ipercalcemia è reversibile se diagnosticata precocemente.
Ma le persone spesso prendono gli antiacidi a base di carbonato di calcio regolarmente
per anni, senza considerare i possibili effetti collaterali, come per esempio artriti o danni
renali permanenti.
Dopo aver riportato tutti questi dati scientifici di cui ci si dimentica spesso, non mi rimane
che ribadire che il modello di guarigione più accurato e che ottiene risultati migliori
è quello naturale, che si basa sulla fiducia nella natura e che s’interroga sui possibili
problemi metabolici o sui sovraccarichi tossici.
A cura di – Lorenzo Acerra