Più dell'inciucio potè D'Alema - Marco Travaglio


Uploaded by StaffGrillo on 28.12.2009

Transcript:
Buongiorno a tutti, mi scuso, ma sono giù di voce e un po’ raffreddato. Credo che,
per riuscire a capire quello che sta succedendo e quello che potrebbe succedere nell’anno
prossimo, dobbiamo focalizzare alcuni personaggi e credo che lo faremo nelle prossime settimane.
Uno di questi, protagonista dell’inciucio prossimo venturo, anzi in pieno corso con
il Partito dell’Amore è Massimo D’Alema. Massimo D’Alema ormai non riesce più a
nascondere neanche per trenta secondi quello che vuole fare, perché è arrivato a un tale
livello di inciucismo che gli scappano gli inciuci anche senza volerlo e quindi l’altro
giorno, quando una giornalista gli ha chiesto se siamo nuovamente in clima di inciucio,
lui ha risposto “ beh, insomma, gli inciuci non sono mica sempre stati soltanto delle
cose negative: per esempio, Togliatti ne fece di positivi, perché a volte gli inciuci servono”.
In realtà quello che serve ogni tanto è qualche compromesso, possibilmente non al
ribasso, ma al rialzo, in nome di valori e infatti D’Alema si riferiva al compromesso
fatto da Togliatti con il mondo cattolico al tempo del concordato, anzi della conferma
del concordato di Mussolini, che fu inserito nella Costituzione italiana, d’accordo con
i comunisti: una scelta che si può discutere, io per esempio sono contrario ai concordati
e sono per il principio cavouriano, libera chiesa e libero Stato, senza che ci siano
particolari accordi né privilegi tra il potere temporale della chiesa e lo Stato italiano,
ma insomma questo non era certamente un inciucio che salvava gli interessi di bottega di qualcuno,
l’accordo tra comunisti e cattolici a proposito dei rapporti tra Stato e chiesa. Quello di
cui stiamo parlando oggi non c’entra niente con i principi, non c’entra niente con la
religione, non c’entra niente con le idee: c’entra con la bottega, la solita o le solite,
perché qualcuno un giorno o l’altro magari ci spiegherà che cosa ci guadagna la bottega
del centrosinistra a darle tutte vinte a Berlusconi. D’Alema poi, dato che ormai è regolarmente
il primo sospettato di ogni inciucio e ci mancherebbe altro, se ne è uscito, in un’intervista,
in una chiacchierata con il vicedirettore de L’Unità, con questa frase: “ quali
sarebbero in tutti questi anni gli accordi sottobanco che avremmo fatto con Berlusconi?
Sarei curioso di sentire l’elenco”, evidentemente ha un principio di Alzheimer, speriamo di
no! Non si ricorda più quello che ha fatto fino a poco prima e allora questa rubrica,
questo Passaparola è felice di rinfrescare la memoria sbiadita e annebbiata di Massimo
D’Alema. La carriera di Massimo D’Alema è iniziata
nella notte dei tempi, come tutte le carriere di tutti i politici italiani, che sono lì
poco poco da venti anni, quando non da trenta. Lui è nato nel 1949 a Roma, aveva un padre
che era un grande personaggio, che ha fatto parte delle Commissioni Consiliari d’inchiesta
sia sulla P2 e sia sul caso Sindona, esattamente l’opposto di come è venuto poi fuori il
figlio: il padre era uno che combatteva contro i poteri occulti, con i rappresentanti dei
quali poi il figlio si è spesso messo d’accordo e sta nuovamente per mettersi d’accordo.
Maturità classica, giornalista, non si è laureato, anche se ha studiato un po’ a
Pisa, ha detto lui di aver tirato delle molotov, ma c’è chi dubita perfino di quello: si
pensa che se ne sia vantato, ma che poi non le abbia tirate davvero, come se quello fosse
un vanto, tra l’altro; è deputato dal 1987, è stato vicesegretario del PDS subito dopo
che Occhetto cambiò il nome e la natura del Partito Comunista dopo il crollo del muro
di Berlino e poi fu segretario nel 94, dopo che il centrosinistra perse rovinosamente
prima le elezioni politiche di marzo contro Berlusconi e poi ulteriormente le elezioni
europee di giugno. Occhetto si dimise: caso piuttosto raro un politico che perde le elezioni
e si dimette, infatti è stato subito raso al suolo Occhetto, proprio perché chi si
dimette per aver perso le elezioni va fatto scomparire, di modo che non dia il cattivo
esempio agli altri, che invece di elezioni ne hanno perse dieci o dodici, ma ci hanno
fatto sopra una carriera. D’Alema diventa segretario nel 94 e poi nel 97 diventa Presidente
della bicamerale, nel 98 Presidente del Consiglio fino al 2000 e poi, con il ritorno di Prodi
al governo nel 2006, D’Alema diventa Vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Esteri. Dunque
è in Parlamento da.. legislatura 87, legislatura 92, legislatura 94, legislatura 96, legislatura
2001, legislatura 2006, legislatura 2008, sono sette legislature al Parlamento italiano,
più una legislatura al Parlamento europeo, non male. “Quali sarebbero in tutti questi
anni gli accordi sottobanco che avremmo fatto con Berlusconi? Sarei curioso di sentire l’elenco”.
Rapidamente, la carriera di D’Alema è così composta: disastri su disastri dal punto di
vista personale, non ne ha mai azzeccata una e, nello stesso tempo, vantaggi su vantaggi
dal punto di vista di Berlusconi, per cui D’Alema è una specie di Re Mida che tutto
quello che tocca diventa oro per Berlusconi, invece diventa letame per quanto riguarda
il centrosinistra e anche il povero D’Alema, che ha collezionato più fiaschi di una cantina.
Comincia subito, dicevo, con gli accordi sottobanco alla fine del 94: sopra il banco sfiducia
il governo Berlusconi insieme a Bottiglione, allora leader del Partito Popolare e a Bossi,
che rovescia il governo di cui faceva parte nel dicembre del 94. Alla vigilia di quell’appuntamento,
ossia della caduta del primo governo Berlusconi il 22 dicembre 94, c’è una sentenza della
Corte Costituzionale, la quale stabilisce un principio antitrust, correggendo la Legge
Mammì, cioè la Corte Costituzionale stabilisce che la legge Mammì è incostituzionale laddove
consente alla Fininvest di avere tre reti televisive, quindi impone che Fininvest scenda
a due; a quel punto, subito dopo, cade il governo Berlusconi.
Berlusconi, dopo soli sette mesi dal suo ingresso in politica, si sente già spacciato, perché
è caduto il suo governo, il suo alleato Bossi l’ha mollato e comincia a chiamarlo “
il mafioso di Arcore”, cioè comincia a capire, dall’altro lato nasce un governo
Dini che, per volontà di Berlusconi, sta in piedi senza i voti di Berlusconi, di Alleanza
Nazionale e del CCD , che all’epoca era il partito di Casini e stavano insieme, per
cui è un governo che sta in piedi grazie alla Lega Nord e al centrosinistra, oltre
che alla sinistra estrema: c’è una sentenza della Corte Costituzionale, che cosa farà
mai la nuova maggioranza, i famosi comunisti? Prenderanno la sentenza della Corte Costituzionale,
che non è propriamente un organo eversivo, e la tradurranno in legge, come per altro
bisogna fare in questi casi e quindi Berlusconi dovrà rinunciare a una televisione, ma rinunciando
a una televisione perderà il confronto con la RAI, che ne ha tre di televisioni, mentre
lui dovrà scendere a due, proprio nel momento in cui sta avviando le procedure per quotare
in borsa le sue televisioni, perché le sue aziende sono indebitate fino al collo, c’è
chi parla di 5.000 e c’è chi parla addirittura di 7.000 miliardi di lire di debiti e le banche
gli chiedono di rientrare, perché non si fidano più di lui. Gli avevano dato un po’
di respiro quando era diventato Presidente del Consiglio, perché al Presidente del Consiglio
non si può dire di no, ma adesso che si è afflosciato il suo governo Berlusconi è nuovamente
nei guai, quindi tutto gli capita nel momento più delicato, in cui cerca di quotare in
borsa le sue tv, cioè cerca di portare sul mercato azionario i suoi debiti, accollandoli
ai risparmiatori. E’ in questo momento che c’è il primo
accordo sottobanco, come lo chiama D’Alema e forse è anche l’unico accordo sottobanco:
forse è in quell’occasione che Silvio e Max si mettono d’accordo con un accordo
inossidabile, un patto d’acciaio che, incredibilmente, sopravvivrà all’usura del tempo e delle
intemperie e che dura ancora oggi. E’ un accordo che resta segreto fino a quando Luciano
Violante, il più furbo della compagnia, se lo lascia sfuggire in un dibattito parlamentare
nel febbraio del 2002, quando si sta discutendo della Legge Burla di Frattini sul conflitto
d’interessi, siamo durante il secondo governo Berlusconi, e c’è un bel tomo di Alleanza
Nazionale, un certo Anedda, il quale osa perfino accusare il centrosinistra di voler espropriare
le televisioni di Berlusconi. Pensate, il centrosinistra! Giustamente risentito, Violante
si offende, il suo discorso credo che molti di voi lo conoscano, perché grazie a Sabina
Guzzanti, che l’ha inserito nel film “ Viva Zapatero”, è diventato celeberrimo:
celeberrimo per le cose che dice Violante e per le facce che fanno gli altri leaders
del PDS, o dei DS, all’epoca credo si chiamassero già così, intorno a lui, non perché non
sapessero la cosa, ma perché Violante se la stava facendo scappare in pubblico. Violante
che cosa dice? “ Onorevole Anedda, piano con le parole esproprio etc., chieda a Silvio
Berlusconi e, per conferma, all’Onorevole Letta, che cosa è successo quando è caduto
il primo governo Berlusconi; noi - dice - abbiamo assicurato all’Onorevole Berlusconi
e era presente anche l’Onorevole Letta, che non gli avremmo toccato le televisioni”.
Il contesto è quello che vi ho detto, c’è una sentenza della Corte Costituzionale che
dice che Berlusconi deve scendere da tre televisioni a due, cioè deve prendere probabilmente la
più piccola, Rete Quattro, venderla o spedirla sul satellite, o comunque va spenta e le frequenze
vanno date a un altro, perché bisogna garantire il pluralismo, ci sono troppi pochi soggetti
che hanno le mani sulle televisioni, bisogna allargare il ventaglio, questo dice la Corte
Costituzionale. E loro, in presenza di una sentenza della Corte Costituzionale, che cosa
fanno? Vanno da Berlusconi e Letta, che è l’altro grande protagonista degli inciuci
di questi anni, è l’altro grande punto di riferimento dell’inciucio D’Alema /Berlusconi,
è lo sherpa, è il pony express che va a viene tra i due, e gli dicono “ a noi della
sentenza della Corte Costituzionale non ce ne frega niente, ti garantiamo che non ti
tocchiamo le televisioni e che quindi non tradurremo in legge la sentenza della Corte
Costituzionale” e badate, in quel momento fare una legge antitrust sulle televisioni
che tenesse l’impostazione appena data dalla Corte Costituzionale, che non era facoltativo,
ma era obbligatorio fare, avrebbe avuto un’amplissima maggioranza in Parlamento, perché quello
è il periodo in cui Bossi diceva che bisognava spegnere i ripetitori di Fininvest per ricostituzione
del Partito Fascista, era il momento in cui Bossi parlava di Berlusconi come del mafioso
di Arcore e lo accusava di trafficare in droga; era il momento in cui le televisioni Fininvest
stavano pestando mediaticamente Bossi e la Lega Nord, perché avevano osato far cadere
Berlusconi e sostenere un governo come non piaceva loro con il centrosinistra, conseguentemente
era un momento in cui, oltre al centrosinistra, una legge sul conflitto di interessi - e è
un’altra cosa - e soprattutto una legge antitrust sulle televisioni avrebbe ottenuto
un’amplissima maggioranza in Parlamento; è lì, in quel momento che, come dirà Violante
nel 2002 vantandosene, il centrosinistra, anzi che il vertice dalemiano del PDS promette
a Berlusconi che se ne infischierà della sentenza della consulta e non gli toccherà
le televisioni, perpetuando un sistema incostituzionale. “Quali sarebbero in tutti questi anni gli
accordi sottobanco che avremmo fatto con Berlusconi? Sarei curioso di sentire l’elenco”. Passano
pochi mesi e, all’inizio del 95, Berlusconi ha un altro terrore: ci sono i referendum
sulle televisioni promossi dalle Acli, dal gruppo di Fiesole, un gruppo di giornalisti
di sinistra, promosso da varie associazioni Arci: si tratta di vietare gli sport dentro
ai film in televisione, danno enorme per chi campa sulla pubblicità televisiva e si tratta
di portare il numero delle reti a una per ogni soggetto privato, ogni soggetto privato
potrà avere una televisione, che è già il massimo concesso negli altri Paesi, ci
sono dei Paesi come la Spagna in cui non si può possedere neanche la metà di una rete
televisiva, bisogna mettersi in società con altri.
Questo referendum, sostenuto da autorevolissimi registi etc. etc., rischia di prevalere: perché?
Perché se chiedi a uno se vuole vedersi un film tutto insieme, o se invece lo vuole lardellato
di spot pubblicitari, è evidente che la gente risponderà in quel modo lì e se chiedi alla
gente “ vuoi più o meno pluralismo?” beh, la gente immagino che chiederà più
pluralismo anche tra quelli che votano per il centrodestra. E allora che cosa succede?
Succede che Berlusconi, tramite Letta, fa sapere che sta per vendere le sue televisioni
e che quindi è inutile fare il referendum, perché tanto lui le vende le televisioni,
in più dice “ mettiamoci d’accordo in Parlamento per una riforma bipartisan delle
televisioni, che renda inutile questo referendum che costerebbe un sacco di soldi ai cittadini
contribuenti”, naturalmente gli altri, i tonni abboccano, oppure fanno finta di abboccare,
Letta fa la spola, tenete presente che il centrosinistra in quel momento insieme alla
Lega Nord ha la maggioranza, Berlusconi deve piatire, perché non comanda lui in quel momento.
I tonni avviano una trattativa durante la campagna elettorale per il referendum, per
vedere se si riesce, fino all’ultimo, a evitare i referendum, solo che Berlusconi
sulle sue televisioni bombarda di spot dicendo “ votate no, votate no, votate no al referendum,
perché se votate sì non avrete più le televisioni private, non avrete più i vostri programmi
preferiti e le TV verranno spente”, sono degli spot terroristici, falsi, per terrorizzare
la povera gente che non sa niente di queste cose e sono degli spot talmente falsi, che
il garante condannerà le reti Fininvest a ripristinare la verità con degli spot veri,
ma la Fininvest ripristinerà la verità una volta votato il referendum.
Dall’altra parte il centrosinistra, invece di sostenere il referendum, non fa praticamente
campagna: perché? Perché crede o finge di credere che Berlusconi sia favorevole a fare
una legge condivisa, bipartisan, trasversale e che stia per vendere le sue televisioni,
anzi c’è pure qualche idiota del centrosinistra che dice “ no, per l’amor del cielo, non
venderle a Murdoch, non venderle all’estero! E’ meglio che rimangano italiane anche nelle
tue mani”, perché questi sono dei geni! Risultato: la campagna elettorale la fa solo
Berlusconi per il no, quella del sì non c’è, anche perché il sì non ha soldi, mentre
il no è Berlusconi, alla fine Berlusconi fa saltare il banco, non si fa nessuna legge
condivisa, lui non vende nessuna televisione, vince il referendum, perché ha fatto da solo
la campagna elettorale e così D’Alema il giorno dopo dice “ eh, adesso ha vinto il
referendum, non possiamo più fare una legge che gli tolga almeno una televisione, come
dice la Corte Costituzionale”: perché? Perché gli italiani hanno appena votato contro
la prospettiva da togliergliene due; a parte che la logica non c’entra niente, perché
può benissimo darsi che la gente sia favorevole a togliergliene una e non due e, in secondo
luogo, che cosa dice o non dice la gente non c’entra niente, la Corte Costituzionale
ha stabilito una cosa e tu la devi fare. E D’Alema dice “ da questo momento con il
referendum non potremo più fare una legge a maggioranza senza i voti di Berlusconi sulle
tv di Berlusconi”, ossia o Berlusconi vota una legge che gli toglie le tv, oppure noi
non la possiamo fare. L’accordo del 94 dura, a quel punto cade il governo Dini e si dovrebbe
andare alle elezioni, anche perché Berlusconi sono mesi che urla “ elezioni anticipate,
elezioni anticipate! Un colpo di Stato, è il governo Dini che ci impedisce di andare
alle elezioni, Scalfaro golpista”, c’era già il Partito dell’Amore all’epoca,
Berlusconi insultava il Presidente del Consiglio che non era lui, cioè Dini, il Capo dello
Stato chiamandolo golpista, serpente, etc., ma insomma è il Partito Dell’Amore, no?
Quando lui fa questi insulti è il dolce Stilnovo! Per cui si pensa, dice “ beh, cade il governo
Dini alla fine del 95 e si va alle elezioni, Berlusconi vuole le elezioni” e invece no,
Berlusconi ha cambiato idea: perché? Perché deve quotare in borsa le sue televisioni e
quindi ha bisogno di stabilità politica, in più non può certo rischiare di perderle
le elezioni, in più i giudici di Milano hanno pure scoperto, finalmente, di chi è la famosa
All Iberian, che pagava miliardi su miliardi a Craxi, il quale prendeva i soldi per fare
le stesse leggi che poi D’Alema farà gratis, o almeno così si pensa.
E allora Berlusconi teme fortemente l’aspetto giudiziario, ora che i giudici hanno le mani
sulla sua finanza estera, dalla quale poi si scopre che partiranno non solo i soldi
per Craxi, ma anche i soldi per pagare i giudici, per aggirare le leggi antitrust in Italia,
in Spagna etc.. E allora che cosa decide? Quando è debole sul fronte giudiziario Berlusconi
fa la faccia serena e amorevole e chiede aiuto: il suo modo di chiedere aiuto è offrire il
dialogo, il centrosinistra, nel momento in cui dice “ dialoghiamo, non andiamo alle
elezioni”, che cosa dovrebbe fare? Fare quello che farebbe qualunque politico
furbo, cioè andare subito alle elezioni, anche perché ha un candidato molto forte
che è stato lanciato da alcuni mesi grazie a un genio della politica, Nino Andreatta,
il candidato si chiama Romano Prodi, che nei sondaggi è dato molto favorito; invece D’Alema
- chissà come mai! - contro gli interessi del centrosinistra e a favore degli interessi
di Berlusconi, che teme le elezioni perché teme Prodi, decide di mettersi d’accordo
con Berlusconi per logorare Prodi, che lui considera un intruso nel centrosinistra perché
non appartiene al suo giro, e di fare un bel governissimo insieme a Berlusconi e agli altri
grandi partiti, che faccia le riforme e che allontani non solo l’arrivo in politica
di Prodi, ma anche le ambizioni di leadership di Fini, che già all’epoca stava cercando
di smarcarsi dal Cavaliere e, soprattutto, l’imminente ingresso in politica di Di Pietro,
che era stato tenuto fuori dal giro per due anni dopo le sue dimissioni da magistrato,
era stato bombardato di processi basati sul nulla, infatti sono finiti tutti nel nulla
a Brescia, gli hanno fatto una cinquantina di capi d’imputazione in una trentina di
procedimenti, altro che la persecuzione denunciata da Berlusconi! Di Pietro è il politico più
perseguitato che ci sia stato prima ancora di entrare in politica. E quindi un bell’accordicchio,
un bel governissimo quello di D’Alema e Berlusconi! Viene incaricato dell’operazione
Antonio Maccanico, che è una specie di inciucio vivente, Maccanico ci prova, ci sono anche
delle divertenti intercettazioni telefoniche in quel periodo tra alcuni personaggi che
stano nell’éntourage di questo governissimo Maccanico, a cominciare da Lorenzo Necci,
ex Presidente delle Ferrovie, nelle quali si parla tranquillamente di amnistia, quello
era il governo delle larghe intese o, come disse Dini in un lapsus, in una conferenza
stampa, delle larghe imprese, c’erano tutte le grandi imprese e tutti i politici coinvolti
in tangentopoli che rischiavano di finire dentro, perché ormai i processi erano arrivati
alla fine e che aspettavano l’amnistia: a questo doveva servire questo governo, con
la scusa delle riforme. Quando sentite parlare di grande riforma traducete subito in amnistia
e impunità: a questo servono in Italia le riforme, come pretesto per fare l’amnistia.
D’Alema e Berlusconi dunque vanno avanti, compaiono per la prima volta insieme a Porta
a Porta a braccetto e Vespa, sensale di matrimonio, presenta per la prima volta la coppia Silvio
/Max in televisione, i due cinguettano che è una meraviglia, un amore proprio, purtroppo
per loro il tentativo va a catafascio, perché Fini da una parte e Prodi dall’altra spingono
per le elezioni, fanno saltare il banco e quindi Silvio e Max rimangono promessi sposi.
Si va alle elezioni e infatti le vince Prodi, D’Alema a quel punto è destinato a rimanere
disoccupato, è talmente sdegnoso nei confronti di Prodi che decide di non entrare neanche
nel governo Prodi, anche perché il progetto dell’Ulivo non gli piace, il progetto dell’Ulivo
piace a Veltroni, mentre D’Alema lo considera un abominio, D’Alema è per un partito socialdemocratico
di tipo ottocentesco e quindi non vuole sentir parlare di Ulivo, ma soprattutto non vuole
sentire parlare di società civile, quello è il momento in cui nascono i circoli dell’Ulivo,
che vanno oltre i partiti: liste civiche, i club dell’Ulivo, era il momento in cui
la gente sperava di essere protagonista, di potercela fare anche all’interno della politica
tradizionale. D’Alema non entra nel governo e comincia subito a scavare la terra sotto
i piedi a Prodi, inventandosi insieme a Berlusconi una bicamerale per riformare addirittura la
Costituzione. L’accordo viene fatto nel luglio del 96, il governo Prodi è appena
insediato, gli elettori naturalmente sono gabbati, anche perché nessuno li ha avvertiti
che il centrosinistra, se avesse vinto le elezioni, si sarebbe messo d’accordo con
Berlusconi per riscrivere la Costituzione, con uno così: Berlusconi in quel periodo
era indagato a Milano per corruzione giudiziaria e corruzione semplice, a Palermo per mafia
e riciclaggio, indagini poi archiviate e era addirittura indagato già a Firenze come possibile
complice delle stragi del 93 insieme a Dell’Utri. Con uno così D’Alema si mette d’accordo
per riscrivere non il Codice della strada, ma bensì la Costituzione repubblicana. Nello
stesso giorno in cui a luglio fanno l’accordo per la bicamerale passa una legge che proroga
sine die le tre reti della Fininvest: che cosa è successo? E’ successo che, entro
la fine di agosto, il Parlamento deve fare qualcosa per dare risposta a quella sentenza
della Corte Costituzionale, Fininvest da tre reti a due; il Parlamento ha avuto un anno
e mezzo per fare qualcosa, non ha fatto una beneamata mazza e adesso c’è la scadenza:
l’hanno lasciata arrivare apposta la scadenza, naturalmente, per potersi fingere colti alla
sprovvista e giustificare ciò che nessuno giustificherebbe, ossia una proroga per fare
in sei mesi ciò che non si è fatto in un anno e mezzo e infatti non lo faranno neanche
nei sei mesi successivi. Maccanico dà la proroga affinché Rete Quattro continui a
trasmettere fino alla fine del 96 e alla fine del 96 che cosa succede? Niente, un’altra
proroga. Dopodiché, nel 97 verrà fatta una leggina nella quale si dice che vale il principio
antitrust fissato dalla consulta, ma che a farlo rispettare, nel caso in cui non fosse
rispettato e a applicare le sanzioni previste dovrà essere un’autorità per le comunicazioni,
che entrerà in funzione solo quando ci sarà stato un congruo sviluppo tecnologico delle
televisioni. Che cosa vuole dire “un congruo sviluppo tecnologico”? Può voler dire tutto
e niente e infatti non vuole dire niente, è un modo come un altro per dire “ decidiamo
la settimana dei tre venerdì”, che non arriva mai, perché ogni settimana di venerdì
ne ha uno solo. Infatti da quel momento non ci sarà più neanche bisogno di proroghe,
è una proroga sine die, tant’è che nel 2002 la Corte Costituzionale dovrà nuovamente
intervenire per dire “ ve l’abbiamo già detto nel 94 che questa situazione non può
andare avanti, adesso avete un anno di tempo” e infatti nel 2003, alla scadenza dell’ennesimo
ultimatum fissato dalla consulta, Berlusconi, che nel frattempo sarà tornato al governo,
si farà il suo decreto salva Rete Quattro. Vogliamo aggiungere ancora “quali sarebbero,
in tutti questi anni, gli accordi sottobanco che avremmo fatto con Berlusconi? Sarei curioso
di sentire l’elenco”? Ne aggiungiamo ancora un paio: il primo, Berlusconi
è ineleggibile in base alla famosa legge del 1957, quella che rende ineleggibili i
concessionari pubblici, chi ha la concessione per l’attacchinaggio dei manifesti non può
fare il Sindaco e neanche l’Assessore, chi fa il medico in un’A.S.L. e è dirigente
in una A.S.L. non può fare il Consigliere o l’Assessore regionale, sono incarichi
incompatibili in quanto sono in conflitto di interessi. La faccenda del medico è una
storia di conflitto di interessi tra cariche, la faccenda di televisioni è una storia proprio
di concessioni: esattamente come ci sono le aziende di telefonia che operano in concessione
dello Stato e i loro proprietari ovviamente non possono essere eletti, allo stesso modo
chi ha una radio e ha la concessione per trasmettere o ha una televisione e ha la concessione per
trasmettere non può, secondo la legge del 57, ricoprire cariche elettive. Chi stabilisce
l’ineleggibilità della persona una volta eletta? La Giunta per le elezioni della Camera,
se si è un Deputato, o del Senato, se si è un Senatore, quindi decide la maggioranza
parlamentare. Quando quello ineleggibile appartiene alla maggioranza è ovvio che la sua maggioranza
lo dichiara eleggibile, anche se è ineleggibile, visto che siamo in Italia! In un altro Paese
le regole sono sacre e quindi valgono per gli amici come per i nemici, in Italia, come
è noto, per i nemici si applicano e per gli amici si interpretano: infatti nel 94 Berlusconi
vince le sue prime elezioni e la Giunta per le elezioni della Camera lo dichiara eleggibile,
anche se non lo è, con un éscamotage, ovvero stabilisce che la concessione non è sua,
cioè non ce l’ha il proprietario del gruppo Fininvest, ma la concessione ce l’ha il
manager, al quale il proprietario ha affidato l’incarico manageriale, quindi praticamente
rimane ineleggibile Confalonieri che, non essendosi candidato, non ha mai chiesto di
essere eleggibile, mentre il proprietario è eleggibile perché la concessione viene
accollata al manager, che non è il proprietario. E’ una truffa naturalmente, vidimata con
il timbro della maggioranza parlamentare che però, nel 96, perde le elezioni e diventa
minoranza. Nel 96 finalmente Berlusconi, ineleggibile, eletto ma ineleggibile, finisce davanti alla
Giunta per le elezioni della Camera dove la sua maggioranza non ha più la maggioranza,
perché la maggioranza adesso ce l’ha l’Ulivo. E che cosa fa l’Ulivo? La stessa cosa che
ha fatto il Polo due anni prima: continua a dichiarare ineleggibile Confalonieri, che
non ha mai chiesto di essere eleggibile perché non si è mai candidato e continua a dichiarare
eleggibile Berlusconi, che non lo è e questa scena si ripeterà nel 2001, con Berlusconi
nuovamente in maggioranza, nel 2006 con Berlusconi nuovamente in minoranza e nel 2008, con Berlusconi
nuovamente in maggioranza. Cambiano le maggioranze, ma l’ineleggibile viene sempre dichiarato
eleggibile. “Quali sarebbero in tutti questi anni gli
accordi sottobanco che avremmo fatto con Berlusconi? Sarei curioso di sentire l’elenco”. L’ultimo,
alleno per oggi, è quello che succede nel 1999, ma questo un po’ lo conoscete e quindi
lo riepilogo per sommi capi: il governo D’Alema ha bandito la gara per le nuove concessioni
televisive, per rimettere ordine nella giungla dell’etere, ciascun titolare, ciascun aspirante
editore televisivo tra quelli già presenti sul mercato (Mediaset, Telemontecarlo, Videomusic
etc. etc. e quelli nuovi, Europa Sette 1 e Europa Sette 2) presentano le loro credenziali,
vengono tutte accolte queste domande, tranne quella di Rete Quattro, perché? Perché è
eccedente rispetto al principio antitrust della Corte Costituzionale e quindi Rete Quattro
perde la concessione e ottiene la concessione Europa Sette. Che cosa fa il governo D’Alema?
Invece di prendere le frequenze di Rete Quattro, spegnerla e cedere le frequenze a Europa Sette,
che ha vinto la gara, mentre Rete Quattro l’ha persa, concede un’abilitazione provvisoria
a Rete Quattro a continuare a trasmettere anche se non ha più la concessione, lascia
le frequenze a un soggetto che non ha la concessione, mentre quello nuovo che ha avuto la concessione
non ottiene le frequenze, perché quest’abilitazione provvisoria prosegue nel corso degli anni,
fino a quando poi Berlusconi va al governo e sistema le sue pendenze con la Legge Gasparri
1 e, bocciata quella, con la Legge Gasparri 2.
“ Quali sarebbero in tutti questi anni gli accordi sottobanco che avremmo fatto con Berlusconi?
Sarei curioso di sentire l’elenco”, il resto alla prossima puntata, intanto ovviamente
su Il Fatto Quotidiano seguiremo ogni giorno l’evoluzione dell’inciucio, cercando di
smascherare che cosa nasconde e quali altri accordi sottobanco sono celati in questo nuovo
inciucio, anche se ormai sono talmente evidenti che avvengono alla luce del sole, sopra il
banco. Passate parola.